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Alessandra e Monica: i morti in bici!

Questo è il racconto di una scoperta, di un viaggio che effe erre congressi ha condiviso con entusiasmo, per la sua vocazione al turismo sostenibile. Un viaggio dentro la testa, nella natura attraverso il corpo. Un viaggio che inizia davanti ad un buon bicchiere di vino rosso in una serata di agosto, quando due amiche decidono di scoprire l’Italia in sella ad una bici.

Perché un vero viaggio comincia molto prima del check-in in aeroporto e dello spazzolino in valigia. È nello stesso istante che si decide di farlo che comincia il percorso. 

Comincia pressappoco così:

 

Monica: “Ti va di fare 110 km in bici, da Venezia a Verona nel weekend dei morti?”
Alessandra: “Magari…. così stacco un po’ la spina dallo stress lavorativo”.

 

Internet aiuta nelle ricerche e calendario alla mano dopo meno di 24 ore il biglietto easy jet Napoli- Venezia è sulla casella di posta. 

Si parte il 30 ottobre in altre parole “I Morti in bici”. 

Il nome è eloquente e la scaramanzia napoletana aiuta nell’interpretazione di macabri presagi: esattamente come quando si deve prendere l’aereo e nei giorni prima non saltano che all’orecchio notizie di disastri in volo. Si comincia con leggere involontariamente le statistiche allarmanti dei morti in bicicletta nella pianura padana, si continua con una foto di una bici accartocciata ed infangata in un canale, comparsa nello “street view” di Google Maps quando si cercava di studiare il percorso, fino ad arrivare al nome del primo hotel prenotato: Hotel Paradiso.

La partenza

Mettiamo da parte le tragiche coincidenze e, forti di un’intensa ed appassionata preparazione atletica, fatta di jogging mattutino, passeggiate in bicicletta, sana alimentazione ma anche numerose telefonate e qualche buon caffè, arriva il 30 ottobre. Siamo finalmente in aereo, felici ed emozionate.

I presagi negativi sono sempre più lontani quando incontriamo il sostegno e la professionalità di “Veloce”, agenzia specializzata in bici tour, e del suo titolare Jerry De Concilio, che ci accoglie con entusiasmo raccontandoci di essere le prime sue clienti italiane.

A Venezia completiamo la trasformazione: in aereo la testa era già proiettata sul percorso, ma mancavano quegli accessori che avrebbero a breve fatto di noi delle autentiche bike-women. E così, come la cabina telefonica per Superman, così il bagno dell’aeroporto di Venezia ci vede uscire in tenuta ciclistica professionale, acquistata poche ore prima ascoltando i consigli di un vero angelo, materializzatosi al nostro fianco in un disorientante grande magazzino sportivo.

Siamo pronte ad aggredire i nostri 110 Km!

Dopo una breve pausa a Fusina, sull’antica foce del Brenta, Jerry de Concilio ci accompagna a Mira e armate di due belle biciclette, carta geografica, entusiasmo, sorrisi e poche cose essenziali, cominciamo il tour.
Cominciamo il nostro viaggio nel tardo pomeriggio, abbiamo meno di un’ora di luce e 12 Km circa per raggiungere la nostra prima tappa: Stra dove ci attende il nonpiùtantosinistro Hotel Paradiso.
Procediamo pedalando piacevolmente lungo la strada provinciale che costeggia il fiume Brenta, si affacciano su questo percorso panorami ordinati e armonici, ville palladiane di rara bellezza e animali che sembrano usciti da un documentario di “Discovery Channel”. Gabbiani di fiume ci accompagnano in questa tappa che si conclude al tanto temuto, ma piacevolmente rassicurante Hotel Paradiso.
Abbiamo già la netta sensazione che non sarà un viaggio qualsiasi, ma un viaggio vero, affrontato in una maniera insolita e quasi d’altri tempi. 

Un viaggio la cui bellezza sta nel percorso, non nella meta.
Questo modo di viaggiare riesce a rendere anche più facile il contatto con le persone, forse sembriamo più umani di quei turisti “automatizzati” dei weekend lunghi in voli lowcost, chissà… Diventa piacevole scambiare quattro chiacchiere col portiere di notte/cameriere/un po’ tuttofare dell’albergo: e si apre il primo spaccato di vita, pensieri, considerazioni, qualche confidenza e un po’ di ansia per un imminente cambiamento.
Il “viaggio” non è solo osservazione, ma anche scambio!
Ripartiamo cariche alle 9 di mattina di un’anomala giornata di fine ottobre, calda e assolata.

II Tappa

La seconda nostra seconda tappa è stabilita a circa 60Km di distanza.
Cominciamo costeggiando il canale Piovego, che ci porta prima nella bellissima Padova, attraverso un percorso ciclabile di disarmante bellezza. Lungo il percorso abbiamo modo di scoprire la superba e solitaria “Villa Giovanelli”, la cui storia ci viene raccontata da un ragazzo incontrato nei pressi che passeggiava col cagnolino. Anche qui è immediato il confronto e lo scambio di opinioni, la tristezza nel suo sguardo quando ci parla del nuovo inceneritore costruito a pochi metri e sovradimensionato rispetto all’esigenza territoriale: un percorso bellissimo, un paesaggio unico, mite e sereno, sfregiato dal mostruoso inceneritore.
Dopo un giro a Padova e aver ammirato Prato della Valle (la piazza più grande d’Europa) gremita di giovani studenti, turisti, mercatini, statue e giochi d’acqua, ci concediamo una pausa a Saccolongo in un singolare Roxy Bar gestito da una colonia di cinesi padovani!
Il percorso prosegue snodandosi lungo la strada del vino, attraverso immense distese coltivate, case coloniche, anatre, aironi cinerini e vigneti.
Cediamo al fascino della bella distilleria che incrociamo sulla strada Romea e ci fermiamo per una degustazione. Riscaldate, e anche un po’ brille, continuiamo verso Orgiano, e ci immergiamo per un attimo nella vita del paese, dove la tabaccheria di Graziano è una sorta “Bar Sport” di Stefano Benni. Chiacchieriamo un po’ con Graziano, che ci racconta di suoi trascorsi napoletani, dove, mentre faceva jogging la mattina sul lungomare, lo scambiavano per Maradona! Ora qui lo chiamano el Pibe di Orgiano, e conosciamo la Signora Graziella, sguardo azzurro e che si illumina quando le raccontiamo della grappa appena assaggiata… è una fan anche lei!
Salutiamo a malincuore la combriccola, il buio si avvicina, e riprendiamo la marcia verso Madonna di Lonigo (i Santi continuano ad assisterci!) dove grazie alle indicazioni di Graziano e Graziella troviamo una piccolo B&B dove passare la notte. 

Ci concediamo una cenetta a base di risotto al radicchio e speck ed un conturbante baccalà alla vicentina, ben innaffiati da un rosso cabernet al Ristorante Arena di Lonigo, dove viene festeggiato in maniera “professionale” l’Halloween… ragnatele e mostri dappertutto!

III Tappa

La mattina successiva 1 novembre siamo pronte per la pedalata finale, direzione Verona.
Gli ultimi 30 Km, lungo un percorso meno piacevole, perché su strada a scorrimento veloce, ma per fortuna non molto trafficata.
Giunte a Verona, riconsegniamo bici ed un ottimo feedback a Jerry e ci prepariamo al giusto epilogo del percorso: una magnifica passeggiata a Verona accompagnate dall’amico veronese Giampaolo Moretti, perfetto Cicerone di questa stupenda città tutta da scoprire. 

Coroniamo il tutto con una buonissima cioccolata calda con panna!
Paesaggi, risate, complicità, umanità, accorgersi che c’è un corpo che esiste, della braccia che ci guidano, delle gambe che ci sostengono. Andare in bici ci aiuta a non avere paura del tempo, a non essere troppo veloci e nemmeno troppo lenti. 

C’e qualcosa di più, c’è una scoperta, una testa e un corpo. 

Scoprire e guardare. Lasciarsi guidare dall’istinto, farsi raccontare la storia delle persone che è inevitabilmente legata alla storia del territorio. 

Perché abbiamo scordato l’anno di costruzione di Villa Giovanelli, ma in testa è vivo il ricordo di quel passante che orgoglioso ne raccontava la bellezza. Abbiamo forse dimenticato il nome di tutti i paesi che abbiamo attraversato, ma stampate come cartoline abbiamo i paesaggi, le case gialle e i salici ai margini della strada. 

Abbiamo rimosso il nome della grapperia (no, quello forse no, ce lo siamo portato stampato sulle uniche due cose acquistate nel viaggio, le bottiglie!), ma in bocca ancora il sapore e la gentilezza della proprietaria della distilleria.
Nelle orecchie il suono del dialetto de “el pibe di Orgiano”, che fiero raccontava le sue glorie calcistiche. 

Perché ogni volta che si spegne il cervello, e si accarezza il tempo con il corpo ci si rende conto che sono le sensazioni, gli occhi, il corpo in uno scambio di mutuo riconoscimento ad azionarlo. 

I milioni di bit, di spie luminose accelerano il passaggio e si finisce con il perdere i dettagli, le sfumature. Siamo pronte per ripetere l’esperienza magari sui colli senesi o in una città straniera. Pronte per emozionarci quasi involontariamente. Perché è libertà che entra dentro, il respirare, il sudare. L’emozione che nasce dalla comunicazione naturale tra testa corpo e territorio.
Tante le foto scattate, momenti immortalati che se volete potete guardare sulla pagina Facebook di effe erre congressi, perché a volte un immagine vale più di mille parole.
Ci piaceva l’idea di condividere con Alessandra, Monica e tutti voi questo esempio di turismo sostenibile, di grande umanità, e di poterlo immaginare e proporre anche nella nostra regione ed ai nostri clienti ed amici. Siamo pronti per suggerimenti, idee e percorsi per ritrovarsi magari tutti in sella ad una bici.
 
Monica Adamo, Alessandra Saioni, Giovanni Salzano