Cronache di un Congresso parte II

congressi napoli fisica
Cronache di un Congresso – parte I
28 Luglio 2011
effe erre congressi napoli - blog settembre e sindrome da rientro
Settembre e la Sindrome da Rientro
7 Settembre 2011

Cronache di un Congresso parte II

Egos Napoli università federico II

Credo che per capire veramente un congresso, per comprenderne il senso più profondo bisognerebbe piazzare una telecamera nella segreteria organizzativa. E da lì che nasce tutto, segreteria che diventa il quartier generale. Wikipedia lo descrive così:

“Il quartier generale, in sigla QG o HQ (dall’inglese “headquarters”), è il luogo, reale o figurato, dove risiedono la maggior parte delle funzioni principali di un’organizzazione. In origine il termine era utilizzato per indicare il luogo di riunione dei massimi ufficiali delle forze armate. Oggi è comunemente usato anche per indicare il luogo dove risiedono gli organi decisionali di un’impresa ed in generale di qualunque gruppo umano organizzato a più livelli.”

 
In quei pochi metri quadrati , come dice la definizione “viviamo e risiediamo” per i giorni del congresso. Lì si prendono decisioni, lì si gestiscono i tanti imprevisti. Un corridoio pieno di scatole, vestiti, borse, libri che diventa e si trasforma  a seconda delle esigenze  in ristorante per pasti veloci, spogliatoio, sala riunioni, centralino telefonico. È lì che si nasconde la parte più intima di tutti noi. È da lì che parte l’energia, dove siamo noi, nient’altro che noi. Il “nostro dietro le quinte” dove si ride, si urla, si piange, ci si lamenta del caldo, si raccontato barzellette. Un agorà da dove nascono idee, confronti.  Dove potersi raccontare. Dove potersi sfogare. E’ da lì che si commenta tutto e lì si trova rifugio. Come fa una macchina di formula uno al pit stop, dopo aver corso si lascia abbracciare, si lascia mettere a posto dalla sua squadra. Perché fare un congresso ti obbliga ad essere più persone contemporaneamente , ti porta ad utilizzare livelli di comunicazione, toni ed espressioni sempre diverse. Bisogna trasformarsi  in pochi secondi. Si passa velocemente dall’inglese all’italiano, dal sorriso per i congressisti, al tono semi-arrabbiato con gli autisti che sono in ritardo. E poi ancora dall’imbarazzo di scegliere le parole giuste per parlare con esperti di economia,per poi  essere coinvolgenti per gli studenti che ci danno una mano. Continui cambi di tono, di modalità e finalità di comunicazione. E quando ci sente un  po’ frastornati, bastano due minuti in quel corridoio per riprendere fiato. La segreteria che diventa teatro dei nostri “ Congress Awards” . C’è un premio per Miss e Mister Congress, uno per l’abbigliamento e l’altro per la richiesta più strana. Ma il premio più importante è il “ Total Congress Award”. Ogni volta in un congresso, già nelle primissime fasi, già in ufficio, c’è un nome che rimbomba, che ritorna continuamente. Senza ragioni apparentemente ovvie. E’ quel nome che tutti conosciamo, e nessuno però si ricorda perché. E’ scientificamente provato in ogni congresso quel nome c’è. Ed è a lui che va il “Total Congress Award”.
 
Quella stessa segreteria organizzativa che alla fine della giornata si chiude con la stessa attenzione con la quale si chiude casa prima di partire per le vacanze.
 
Fare un congresso oltre che insegnarti a comunicare  a più livelli, ti permette di guardare la tua città con gli occhi degli stranieri. Organizzare un congresso vuol dire soddisfare in primo luogo loro, i partecipanti. È chiaro che per comprendere le loro esigenze è necessario innanzitutto cercare di guardare con i loro occhi. Agire come se non conoscessimo la città. Guardare le cose come loro, come non napoletani. Ti ritrovi al Teatro San Carlo, con un concerto di musica classica per la cena di gala, guardi gli occhi degli stranieri, e capisci un sacco di cose.
 
Guardare così  Napoli, guardarla senza preconcetti, senza le arrabbiature che solo i napoletani conoscono. Guardarla così  in una sera d’estate, dopo una cena nel tempio della musica ,  emoziona, emoziona tanto. La nostra  città. I nostri colori. La nostra terra.
 
Napoli che, grazie al congresso, ho deciso di visitare. Si,  quest’anno vado in vacanza a Napoli. Ho deciso di essere un turista nella mia città. Ho già organizzato tutto. Dalla prossima settimana sarò in ferie e ho un calendario fitto di cose da fare e vedere.
 
E a proposito di ferie, tutti noi di Effe Erre auguriamo un buon agosto , per chi parte, chi resta o per chi,come me, decide di scoprire la propria città.
 
Giovanni Salzano